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La sinagoga di Sabbioneta. Sabbioneta, la «piccola Atene dei Gonzaga», ha vissuto il suo momento magico durante il regno del principe Vespasiano (1531-1591) che la fondò, stabilendovi la corte. Fu un periodo di prosperità, al quale presero parte anche gli ebrei che vivevano nella città dal 1436, rappresentati da alcuni prestatori. Ad essi se ne aggiunsero molti altri, tra cui i tipografi Tobia Foà e Salomone Forti, i quali contribuirono con le loro famiglie alla straordinaria produzione libraria ebraica del mantovano. Nell'odierna via della Stamperia (già via Fabio Filzi) si trovavano le tipografie ebraiche.
Alla morte di Vespasiano Gonzaga la città di Sabbioneta, il cui splendore era legato alla figura del principe che l'aveva fatta costruire, decadde irrimediabilmente. Molti ebrei la lasciarono, tanto che nel 1773 il gruppo contava appena 63 persone, salite a 113 nel 1821. Nel 1820 la comunità di Mantova, all'epoca sotto gli austriaci, propose alle piccole comunità del territorio di passare sotto la sua tutela. Gli ebrei di Sabbioneta non solo non accettarono ma decisero di ampliare la preesistente sinagoga, affidando l'incarico a Carlo Visioli, noto architetto dell'epoca. Vìsioli era nativo di Sabbioneta, ma operava tra Mantova, Milano e Cremona. A lui si era anche rivolto il gruppo ebraico della vicina Viadana, il cui monumentale tempio non fu però mai terminato. La sinagoga risultò subito sovradimensionata rispetto alle esigenze del gruppo. Dopo alcuni anni fu chiusa e abbandonata. In città da molti anni non vivono più ebrei. L’edificio della sinagoga appartiene oggi alla comunità di Mantova.

La sinagoga. Gli ebrei di Sabbìoneta si concentrarono spontaneamente (non fu istituito il ghetto) nell'isolato tra piazza San Rocco, via Campi e via Pio Foà. All'interno dell'edificio seicentesco con ingresso da via Campi, esisteva una sala di preghiera (la terza in ordine di tempo del gruppo), che fu ampliata e ristrutturata nel 1824 dall'architetto Visioli, il quale aveva avuto l'incarico di risistemare tutto l'isolato.
La sala è situata al terzo piano; è rettangolare ed è preceduta da un ampio atrio in cui sono stati posti alcuni pannelli didattici che danno notizie sull'ebraismo in genere e su Sabbioneta e sul mantovano ebraico in particolare. Sulla porta d'ingresso si trovano la data «5584 (1823-1824)» e la scritta in ebraico: «Dimorerò sopra i suoi omeri» (Deut. 3 3,12). Aròn e tevà poggiano sulla parete orientale della sala, di fronte all'ingresso. L’aròn è in muratura a forma di tempio: un frontone, ornato da una corona e dalla scritta in ebraico «Da me certo uscirà la legge e chi la stringe è fortunato» (Isaia 51, 4 e Prov. 30) poggia su due colonne di finto marmo, che terminano con capitelli corinzi. Ha due antine in legno, divise in sei formelle con in alto due lunette, decorate in verde e oro. E’ in posizione sopraelevata. Vi si accede dopo alcuni gradini, ai cui piedi si trova una piccola tevà. L’insieme è chiuso da una cancellata lavorata in ferro battuto. Di lato pendono due lampade, unico arredo rimasto insieme ad alcuni banchi di noce scuro della vecchia sinagoga. La volta è decorata con stucchi, suddivisi in riquadri, opera del 1840 dello svizzero Pietro Bolla. Il matroneo, sostenuto da colonne, si affaccia sulla sala protetto da una fitta grata di legno, di fronte all'area di preghiera. Vi si accede da una rampa di scale esterna. La sala, dopo decenni di abbandono, è stata restaurata dalla Soprintendenza alle Belle Arti di Brescia (1994) ed è oggi parte integrante delle visite turistiche della città.

Alcune curiosità. Sotto il portico della chiesa dell'Incoronata è murata una lapide che ricorda Leone Donato Forti il quale, nel 1826, restituì «per amor di patria» alle autorità religiose la chiesa, che era stata sconsacrata nel 1810 dalle truppe di Napoleone. Negli anni Novanta, durante lavori di restauro di edifici del quartiere ebraico, sono state trovate tre mezuzòth ancora affisse sugli stipiti di alcune case. Sono tre fiale di vetro azzurro, con all'interno la pergamena della preghiera. Sono conservate al Museo d'arte sacra, in via Pesenti n. 6.

Il cimitero. Gli ebrei qui hanno avuto due cimiteri: non si conosce l’ubicazione di quello antico ma solo di quello ottocentesco, che è fuori dalla Porta Imperiale.

SINAGOGA:
via Campi. Per visite: Pro Loco – Associazione Pro Loco, via Gonzaga 27 - tel- 0375 52039

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Aggiornato il: 21/11/2008
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