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La comunità di Bozzolo.
Il cimitero ebraico di Bozzolo.
La presenza di banchieri ebrei a Bozzolo, dominio dei Gonzaga di Oltre Oglio, ramo cadetto dei duchi di Mantova, risale con certezza agli inizi del Cinquecento, ma solo nell’ultimo decennio del secolo il paese diventa rifugio di una consistente comunità di ebrei cacciati dal ducato di Milano dal re di Spagna Filippo II.
E’ un periodo importante per la storia del paese, già raddoppiato da Vespasiano, duca di Sabbioneta; nel 1594, il nuovo signore Giulio Cesare suo erede, ottiene dal Sacro Romano Imperatore per Bozzolo il rango di città e per sé il titolo di principe; nasce così il principato di Bozzolo, che manterrà autonomia politica fino al 1771.
Gli ebrei venuti alla fine del Cinquecento, pur soggetti alle solite discriminazioni, non si chiudono nel ghetto, anche se preferiscono concentrarsi nel nuovo quartiere dove hanno la sinagoga, malauguratamente distrutta nel secondo dopoguerra.
Nel 1611 ottengono di poter aprire, proprio nel centro dell’abitato, il loro primo cimitero.
Quando il principato di Bozzolo viene dissolto nella Lombardia austriaca, il governo di Vienna chiede il censimento degli ebrei locali: la comunità, nel 1779, è costituita da 120 membri tutti alfabetizzati, raramente poveri, di condizione medio-alta, dotati spesso di proprietà fondiarie consistenti, malgrado la legge non glielo permettesse, impegnati nel commercio dei prodotti agricoli e soprattutto della seta.
Per disposizioni superiori e per motivi sanitari, tra il 1788 e il 1797, essi aprono un secondo cimitero fuori le mura.
Durante il periodo napoleonico (1797-1815) ottengono la piena emancipazione ed entrano in politica: Marco Finzi è, dal 1806 al 1812, il primo podestà del comune.
Ha come avversario politico un correligionario, l’avvocato Gioachino Basevi, che poi si trasferisce a Mantova e, nel 1810, in un celebre processo, difende il patriota tirolese Andreas Hofer senza riuscire a salvarlo dalla fucilazione.
In seguito emigra a Milano, affermandosi nel campo degli studi giuridici.
La restaurazione, nel 1815, torna a limitare i diritti degli ebrei, senza influire tuttavia sui loro rapporti con la società civile locale: tutti gli abbienti, senza distinzione religiosa, contribuiscono alla costruzione del teatro comunale (1838-1842); gli ebrei acquistano ben nove palchetti, un terzo del totale.
Si verifica la stessa collaborazione quando Bozzolo, nel 1848, diventa per quattro mesi sede del commissario del governo di Torino per le terre liberate della provincia di Mantova. Verso la fine del secolo si stabiliscono legami matrimoniali interreligiosi tra le prime famiglie civili del paese.
Raggiunta dopo l’unità la piena emancipazione, gli ebrei cominciano a emigrare in città, andando in particolare a Milano.
Nel XX secolo, la comunità locale, ridotta a poche unità, ormai seppellisce i propri morti nel cimitero comunale e abbandona il cimitero ebraico.
Diroccato ormai da decenni, nel 1999, esso viene restaurato e aperto ai visitatori da Claudio Segré, del ramo romano dei Segré di Bozzolo e nipote di Emilio Segré, nel 1959 premio Nobel per la fisica..
Il cimitero ebraico è sulla statale per Cremona, a poche decine di metri dal passaggio a livello ferroviario. Per visitarlo occorre rivolgersi all’Assessore alla Cultura, Palazzo Comunale, piazza Europa.
Gruppo culturale per Bozzolo:
www.gruppoculturaleperbozzolo.it

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