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La Comunità ebraica di Milano. La comunità di Milano risale all'Ottocento. In città, infatti, capitale del ducato dei Visconti, prima, e degli Sforza poi, era sempre stato concesso agli ebrei di fermarsi al massimo tre giorni consecutivi per sbrigare i loro affari. Per questa ragione essi risiedevano in località vicine, come Monza, Abbiategrasso, Melegnano, Lodi, Vigevano, Binasco, e andavano ogni giorno a Milano. Questo pendolarismo fu possibile fino al 1597, anno in cui furono espulsi. A partire da quel momento, e per più di due secoli, non c'è stata più presenza ebraica in città e nel ducato. Vi ritornarono all'inizio dell'Ottocento, come “sezione” di Mantova, unica comunità rimasta presente in Lombardia senza soluzione di continuità. Da allora il gruppo aumentò velocemente di numero: sette nuclei familiari nel 1820 ma già 200 persone nel 1840, 700 nel 1870. Quando infine la comunità di Milano superò quella “madre" di Mantova, se ne staccò, organizzandosi in modo autonomo (1866). Nel 1890 gli ebrei, ormai duemila, decisero di costruire una sinagoga di prestigio nel cuore della città, in via della Guastalla, in sostituzione del modesto oratorio di via Stampa n. 4, che era una sala nella casa del rabbino Prospero Moisé Ariani.
La comunità continuò a crescere: Milano stava diventando sempre più città industriale e attirava ebrei da tutta Italia ed Europa. Negli anni Venti contava 4.500 persone, salite a 8.000 negli anni Trenta, quando accolse ebrei tedeschi ed europei in fuga dalla Germania di Hitler. Nel 1938, al momento della promulgazione delle leggi razziali, comprendeva 12.000 aderenti. Di questi, 5.000 riuscirono a fuggire dalle persecuzioni, raggiungendo la Svizzera, la Palestina e le Americhe. I deportati furono 896, di cui solo cinquanta tornarono. Nell'immediato dopoguerra, il gruppo accolse i profughi scampati ai campi di sterminio e divenne importante centro di emigrazione clandestina verso la Palestina. A partire dagli anni Cinquanta, poi, sono arrivati a Milano gruppi di ebrei espulsi dai paesi arabi in seguito alle guerre arabo israeliane (Egitto, Siria, Libia, Libano, Iraq, Iran) e gruppi provenienti da Turchia, Romania, Bulgaria, Ungheria. Oggi vivono a Milano 6.000 ebrei, provenienti da 15 diversi paesi. Molti di questi hanno mantenuto riti, usi e costumi del paese d'origine e si sono organizzati autonomamente con proprie sale di preghiera (con riti italiano, sefardita, sefardita orientale, tedesco, persiano, libanese). Momento accomunante per tutti i ragazzi è la scuola, che parte dal nido per arrivare ai licei.

Il tempio centrale. Il tempio centrale «Hechal David u-Mordechai», in via della Guastalla n. 19, è il più importante monumento ebraico della città. Fu realizzato da Luca Beltrami, illustre e conosciuto architetto di fine Ottocento. Il progetto, nel solco della cultura eclettica, fu influenzato da elementi bizantini e arabeggianti che all'epoca si ritenevano gli stili più adatti per le sinagoghe. Beltrami distribuì lo spazio interno (1150 metri quadri, con un fronte strada di 37 metri) seguendo lo schema a navate, con l'aròn posto nell'abside della parete orientale, la tevà davanti, un pulpito e un palco per l'organo: un'organizzazione spaziale che ripeteva lo schema classico delle chiese.
L’architetto disegnò anche la facciata, che è l'unica parte dell'edificio arrivata fino a noi. E’ divisa verticalmente in tre parti: una centrale, più ampia, che all'origine corrispondeva alla navata maggiore del tempio; due laterali, corrispondenti alle navate minori e alle tribune laterali. La parte centrale è delimitata agli angoli da due lesene che percorrono tutta l'altezza della fronte e racchiudono un grande arco; in quest'ultimo si apre il portone principale, affiancato da due finestre che illuminano il vestibolo. Sopra al portone, all'altezza del matroneo, sì apre un loggìato con tre arcate, sovrastate da un traforo in pietra, che dà luce alla navata maggiore. La zona centrale è conclusa da una copertura a timpano, interrotto da un'edicola che contiene le Tavole della legge. In ognuna delle due parti laterali al primo piano vi sono due bifore che forniscono luminosità alle scale dei matronei.

Al momento della costruzione non si badò a spese. Lo stato italiano prestò alla comunità 75 milioni di lire, restituibili in 30 anni, che coprirono la metà della spesa finale. La sinagoga fu inaugurata solennemente nel 1892.
Nell'agosto 1943 una bomba incendiaria centrò l'edificio, danneggiandolo gravemente. Terminata la guerra la comunità decise di ricostruirlo e nel 1947 indisse un concorso tra architetti ebrei. Vinsero, ex aequo, i progetti di Manfredo D'Urbino ed Eugenio Gentili Tedeschi. La ricostruzione fu affidata a entrambi. Essi avrebbero dovuto rifare l'edificio ex novo, demolendo completamente le parti superstitì, facciata compresa. Quest'ultima, al momento di iniziare i lavori, fu però mantenuta per motivi economici (la sola demolizione sarebbe costata un milione e mezzo di lire). Il nuovo edificio fu ultimato nel 1953. Gli architetti scelsero la forma di un grande prisma, movimentato sul retro da una serie di locali per uffici e servizi. Alla facciata aggiunsero due corpi laterali, dando continuità con gli edifici vicini. La copertura fu realizzata a doppia falda, con al centro un lucernarìo quadrato, coperto da una cupola. L’esterno fu rivestito di cemento grezzo; le finestre ebbero la cornice e lo zoccolo di marmo serizzo. Sui due lati furono aperti 24 finestroni lunghi e stretti. L’interno era a tre livelli: al piano terra la sala di preghiera; al primo piano il matroneo e nel piano interrato un secondo piccolo oratorio. La sinagoga, risultò un tipico esempio di architettura "razionalista".

Il recente restauro. Nel 1997 l'edificio è stato profondamente trasformato. Il volume esterno è rimasto inalterato; la facciata è stata ripristinata, con la riapertura dei due finestroni laterali che, previsti nel progetto originale, erano stati chiusi nella ricostruzione del dopoguerra. Il fronte strada è stato delimitato da una cancellata in ferro battuto, secondo i disegni originari. Anche il portone della navata centrale è stato rifatto secondo i disegni di Beltrami: all'esterno ha formelle in legno e acciaio bronzato; all’interno è in noce scuro, per armonizzare con gli arredi della sala. L'interno è stato ridisegnato da Piero Pinto e Giancarlo Alhadeff. Luminosità e colore sono i principali elementi che la contraddistinguono. La luce risulta moltiplicata con la riapertura dei finestroni sulla facciata e l'ampliamento delle preesistenti finestre, che corrono in alto lungo le pareti laterali dell'edificio; anche la cupola centrale risulta più luminosa per le nuove grandi aperture. Il soffitto è stato rialzato nella parte centrale del matroneo, mentre è raccordato alle pareti, lungo i due lati che sovrastano il matroneo, da tre cornici degradanti che eliminano ogni spigolosità.
I colori rosso e oro sono dominanti. L'oro, già presente, è stato mantenuto e rinvigorito nella parte centrale della parete di fondo, sulla quale poggia il grande aròn, le cui tessere dorate contrastano con il rosso scuro delle pareti laterali. Anche la balaustra, che delimita l'aròn e l'interno della cupola,sono in oro. Il soffitto della sala è bianco, mentre il disegno a bugnato, che ricorda la pietra grezza delle pareti laterali e della tevà è in nocciola chiaro. Il pavimento è in marmo rosso di Trani e in perlato di Sicilia bianco. I sedili (453 a piano terra e 402 nel matroneo) sono in legno di faggio chiaro, con motivi che riprendono i tre archi dei finestroni della facciata, e sono ricoperti in tessuto rosso scuro. Le 23 vetrate, opera dell'artista newyorkese Roger Selden, sono particolarmente colorate. Si presentano come un grande collage di simboli e di lettere ebraiche, ripetuto in tutte le finestre con toni e forme diverse.
La sinagoga non è utilizzata quotidianamente; al suo posto, sempre di rito italiano, è usata la «Scola Shapira in centro Nessim Pontremoli», posta nel retro della sala. Ha arredi settecenteschi che provengono da Fiorenzuola d'Arda, comunità scomparsa del piacentino. Nel piano sotterraneo c'è la sala Jarach, dove è previsto un futuro museo, e l'oratorio sefardita orientale, i cui arredi provengono da Sermide, comunità scomparsa del mantovano.

Gli oratori della città. A Milano esistono numerosi altri oratori frequentati dal gruppo persiano e da quello libanese; altri sono nella scuola e nella palazzina di via Eupili n. 8 e in Galleria Vittorio Emanuele, con le finestre che si affacciano sull'Ottagono.
Nella stessa palazzina di via Eupili n. 8, al primo e secondo piano, ha sede la Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (Cdec) che raccoglie materiale relativo alla persecuzione e deportazione ebraica e alla storia degli ebrei fino all'età contemporanea. L'istituto ha archivio di documenti, emeroteca, videoteca e biblioteca specializzata aperta al pubblico.
La comunità ha una sezione separata nel cimitero Monumentale e alcune tombe in quello di Musocco. In quest'ultimo, nel 1870, furono portate lapidi che si trovavano nel primo cimitero ebraico del Fopponino (in piazzale Aquileia) quando fu eliminato perché ormai in centro città.

COMUNITA EBRAICA:
via Sally Mayer 2 tel. 02 48311001 - fax 48304660
comunita.ebraica.mi@libero.it

TEMPIO MAGGIORE:
"HEKHAL DAVID U - MORDECHAI"
via della Guastalla, 19 tel. 02 5512029

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Shabbath
Chaye Sarà - 24 Cheshvàn
• Inizio: Venerdì 21 Nov. h 16.18
• Fine: Sabato 22 Nov. h 17.35
• Parashà: Chaye Sarà
• Haftarà: I Re 1°, 1 - 31 (S, A); I Re 1°, 1 - 34 (I)
(I = rito italiano S = rito sefardita A = rito ashkenazita)

Rosh Chodesh
Kislev - 28 novembre

Festività
Chanukkà - 25 Kislev
• Inizio: 21 Dic. h 16.11
• Fine: 29 Dic. h 17.36
• Parashà: Chanukkà
• Haftarà: Shabbat Mikkètz - Rosh Chòdesh - Chanukkà H Zacc. 2°, 14 - 4°, 7 (I, A); Isaia 66°, 1 - 24, 23 (S)
(I = rito italiano S = rito sefardita A = rito ashkenazita)


Aggiornato il: 21/11/2008
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